Qui troverete la conferenza in diverse lingue, preparata da P. Abner Hubertus MSF (Prov. Klimantan). Invitiamo alla lettura e alla meditazione...
IT / italiano
«Torna indietro, così non perderai»
Nostra Signora di La Salette ci chiama alla conversione
P. Abner Hubertus MSF
In principio …
C’era un messaggio della nostra Signora di La Salette sulla conversione che oggi siamo tutti ben familiari. Perché la Vergine Maria, 180 anni fa, scese volontariamente sulla terra e apparve per annunciare un messaggio importante e urgente sulla conversione? Uno dei motivi principali fu che (qui mi limito a citare un brano che riguarda proprio la nostra identità), perché:
«I sacerdoti, ministri di mio Figlio, i sacerdoti, con le loro vite malvagie, con la loro irriverenza e la loro impietà nella celebrazione dei santi misteri, con il loro amore per il denaro, il loro amore per gli onori e i piaceri, i sacerdoti sono diventati pozzi di impurità. Sì, i sacerdoti stanno invocando la vendetta, e la vendetta sta per cadere su di loro. Guai ai sacerdoti e a coloro che si sono consacrati a Dio, i quali, con la loro infedeltà e la loro vita malvagia, stanno crocifiggendo di nuovo mio Figlio. I peccati di coloro che si sono consacrati a Dio gridano verso il Cielo e invocano vendetta, e ora la vendetta sta alla loro porta, poiché non c’è più nessuno che implori misericordia e perdono per il popolo. Non ci sono più anime generose, non è rimasto nessuno degno di offrire un sacrificio senza macchia all’Eterno per il bene del mondo. Dio colpirà in modo senza precedenti.”
La nostra risposta immediata e spontanea al messaggio sopra citato è quella di dire: «Convertiamoci!». In verità, proprio come membri della MSF, promuoviamo e trasmettiamo questo messaggio di conversione, e perfino incoraggiamo sempre con vigore i fedeli a tenerlo bene a mente. Allora, per quale motivo dobbiamo ancora riflettere sulla conversione, qualcosa che è già così chiaro e così facile da comprendere per noi? La risposta a questa domanda è un’altra domanda: quindi, se si tratta di qualcosa di chiaro e semplice, facile da spiegare, allora devo domandarmi: ho ricevuto il sacramento della Riconciliazione con fedeltà e regolarmente? O forse la vera domanda è: mi sono convertito veramente?
Mentre la vita va avanti …
“Closed mouth gets no feed” – « Con la bocca chiusa non si riceve cibo». Questa è un’espressione usata per dire che se si rimane in silenzio, non si riceverà alcuna risposta. Quindi, anche quando qualcosa è già chiaro, merita comunque di chiederci che cosa sia esattamente questo atto: «conversione». Possiamo dare un’occhiata ai termini usati per descrivere questo atto nelle nostre rispettive lingue; forse da questi termini possiamo trovare un significato che vada oltre il quadro teologico cristiano. Ma un’altra domanda che vorrei proporvi di fare è: Perché allora questo atto è così urgente e importante per noi cristiani — o forse sarebbe meglio dire, per l’umanità? In realtà, l’atto di conversione non è un concetto esclusivamente cristiano; bisogna infatti tenere presente che il termine usato in ebraico per questo atto non è assolutamente legato a una sorta di obbligo religioso, ma rappresenta piuttosto un comportamento naturale dell’essere.
Nell’Antico Testamento, il termine ebraico usato per il verbo «convertire» è šûb. Questo termine ha alcuni significati nel suo uso ed è applicato a vari soggetti (di solito persone, ma anche Dio, animali e persino oggetti). Il significato fondamentale è: essersi inizialmente mossi in una certa direzione e poi cambiare direzione per muoversi nella direzione opposta, il che (se non diversamente specificato) significa che si ritorna al punto di partenza originale. Quindi, si può dire che questo verbo possiede una dimensione spaziale e fisica.
Quindi, se parliamo della strada – e la vita, infatti, è proprio un percorso – allora la conversione è una reazione molto logica, normale e naturale. Se mi rendo conto che questo percorso sta davvero portando nella direzione sbagliata, allora faccio un ritorno al punto di partenza per poter ricominciare da capo, cercando e scegliendo la strada giusta (questo stesso motivo ciò si ritrova anche nella storia del figlio prodigo in Lc 15).
Nella mia vita, però, devo cambiare qualcosa? Ma considerando il percorso che la mia vita mi ha portato a questo punto, non sento di dover cambiare nulla; sono in pace con questo percorso. Sono convinto che Dio cammini al mio fianco, quindi non mi sento perso; di conseguenza, non sento il bisogno o l’urgenza di convertirmi. Ma questo significa che sono ancora un seguace di Cristo, che sono ancora un cattolico, un religioso, un sacerdote? Sì, probabilmente è ancora così; potrei facilmente dire che sono ancora un religioso (e un sacerdote). È davvero così? O forse mi sento felice e in pace con questo stile di vita che sto vivendo perché, semplicemente, «il mio cuore si è indurito, le mie orecchie sono diventate sorde, i miei occhi sono chiusi, e non riesco a cambiare strada-convertirmi» (cfr. Mt 13,15).
La conversione non consiste solo nell’andare a confessarsi e ricevere il perdono. Perché dopo quel momento, dobbiamo comunque continuare a percorrere la strada: «Va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,11). C’è un’azione concreta che segue il ricevere il sacramento della riconciliazione, c’è una dimensione fisica e spaziale che dimostra il cambiamento. Perché, che cosa significa essere umani se non si riesce a mettere in pratica qualcosa di semplice come la parola šûb? Che cosa significa essere un MSF se non si riesce a mettere in pratica il messaggio della conversione di Maria di La Salette? Che cosa significa essere un seguace di Cristo se non si riesce a seguire l’ordine di Gesù: «Convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15)? Non dobbiamo dimenticare: i voti religiosi sono chiamati “consigli evangelici”, quindi: torniamo indietro e percorriamo veramente la via dei nostri voti? Viviamoli!
If tomorrow never comes …
Ma «se il domani non arrivasse mai»? Questa frase è il titolo di una famosa canzone, rifatta da Ronan Keating nel 2002, con un videoclip che inizia con Keating seduto su un letto, mentre osserva una donna che dorme lì accanto. Poi esce di casa e, dopo essere caduto sulla strada proprio sulla strada di una macchina in arrivo, viene colpito da essa. Egli rivive la stessa scena più e più volte, come intrappolato in un loop temporale, continuando a cantare – cosa del tutto irrealistica. Alla fine, rompe il loop temporale evitando di attraversare la strada e, invece, cammina sul marciapiede proprio davanti alla porta di casa sua. È senza dubbio una canzone romantica, ma se si osserva lo scenario, si nota qualche cambiamento. Per fortuna ha avuto tempo per uscire da quel loop e prendere un’altra iniziativa.
Il Nuovo Testamento utilizza il termine greco che indica la conversione: metanoia. Il suo significato letterale è «cambiare mente», trasformare il proprio modo di pensare. Con questo, ora abbiamo anche una dimensione interna rispetto alla conversione. «Ma io penso che le cose vanno bene così. Non sento il bisogno di cambiare la mia vita o qualcosa in particolare nella mia vita, quindi perché dovrei cambiare mente? Ne ho davvero bisogno?»
Ritorniamo al principio, al messaggio di Maria di La Salette. Nel messaggio citato sopra, c’è un’espressione: «I peccati invocano vendetta e ora la vendetta sta alla loro porta». Questo tipo di avvertimento non è un’idea nuova che ha origine dalla Vergine Maria; lo stesso schema, infatti, era già presente fin dall’inizio, nel primo libro della Bibbia, quando Dio aveva avvertito Caino prima che alla fine uccidesse Abele: «Se agisci male, il peccato è già alla tua porta, desideroso di possederti» (cfr. Gen 4,7). Diventa ancora più impressionante se guardiamo all’ultimo libro della Bibbia, dove si ritrova lo stesso schema ma cambia il soggetto: «Ecco, io (Gesù) sto alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui» (cfr. Ap 3,20). Alla fine dei tempi, è Gesù che sta alla porta. Mentre il percorso della storia continua, dall’inizio fino alla fine dei tempi, c’è una sorta di cambiamento di mentalità nella narrazione biblica?
Potremmo certamente approfondire ulteriormente questa questione, ma per ora proviamo semplicemente a riflettere su questi tre brani — tratti da Maria, dalla Genesi e dall’Apocalisse — e a rileggerli più volte e con molta attenzione, sia dal punto di vista grammaticale che per qualsiasi altro aspetto che possiate cogliere meditando su di essi personalmente. Forse questo potrebbe essere fonte di ispirazione per ciascuno di noi nell’abbracciare la metanoia. Cosa emerge da questi tre brani? Devo cambiare il mio modo di pensare? Perché dovrei?
La domanda più importante è: quando? E se il domani non arrivasse mai? Devo ancora cambiare alcuni aspetti della mia vita adesso o no? Posso avere fiducia nei miei giudizi e nei miei sentimenti riguardo alla mia vita? Oppure, come continua a dire il messaggio di La Salette: «Essendo stata dimenticata la vera fede nel Signore, ogni individuo desidera essere indipendente e sentirsi superiore alle persone della propria stessa identità». Giacomo ha scritto nella sua lettera: «Ciascuno è tentato quando è attirato e sedotto dal proprio desiderio» (cfr. Gc 1,14), cioè nel suo proprio percorso, a modo suo, secondo la sua mente, ma allora cosa succede al modo e alla mentalità della vita religiosa, della vita sacerdotale, della nostra congregazione? Ognuno segue le proprie idee e i propri modi di fare. Ma, in fede, esiste un unico e stretto percorso o piuttosto molteplici e ampi percorsi? (cfr. Mt 7,13-14 anche Gv 14,6)
Come un seguace di Cristo, come un cattolico, come un religioso e persino come un sacerdote (alter Christus―imitatio Christi), ho bisogno del Sacramento della Riconciliazione? Devo convertirmi di qualcosa? O piuttosto, mi sembra semplicemente di comportarmi bene? O forse penso addirittura che Dio apprezzerà sicuramente l’opera grande e numerosa che ho compiuto come “operatore nella Sua messe” (cfr. Mt 9,38), così che Lui – che è “mite e misericordioso” (Sal 103,8) – non mi punirà certamente per le piccole colpe e le negligenze che ho commesso. Non sento il bisogno di cambiare qualcosa, perché mi basta non commettere peccati gravi e di concentrarmi sul lavorare per il Regno di Dio (per questo tipo di mentalità, prova a tornare alla parabola del fariseo e del pubblicano in Lc 18,9-14).
Giovanni Battista disse ai farisei e ai sadducei: «Portate frutti conformi alla conversione (metanoias)» (Mt 3,8). Se qualcuno dice di aver cambiato direzione ma continua a camminare nella stessa direzione, il cambiamento non è reale. Il sentimento di colpevolezza senza cambiamento è un rimorso, il cambiamento senza senso di colpa è una modifica del comportamento, mentre la conversione è tutte e due le cose: il cuore e i piedi che si muovono nella stessa direzione (šûb e metanoia); se nulla cambia, nulla è cambiato. Torniamo al punto di partenza: osserviamo le piccole cose menzionate dalla Madonna sopra – è cambiato qualcosa dentro di me? Se nulla cambia, nulla è cambiato. Cambiamo la nostra mente e volgiamo i nostri piedi, perché…
La fine è vicina …
Come un cattolico, la conversione inizia naturalmente con il cammino che conduce al sacramento della Riconciliazione; è solo in seguito che ha inizio un percorso che trasforma la vita. Non c’è bisogno di discutere di quanto sia importante e necessario il sacramento della Riconciliazione se ci definiamo ancora cattolici. Tuttavia, un’altra cosa di cui siamo certi è che ogni cammino deve giungere al termine. E la Madonna ci ha avvertito che «Dio colpirà in un modo senza precedenti».
Ma allora, perciò «non c’è uomo sulla terra così giusto da fare il bene ed essere libero dal peccato per tutti i suoi giorni» (cfr. Qo 7,20), perché questo messaggio di conversione è così importante? Per quanto grandi possiamo essere, non siamo esenti dal peccato; tuttavia, ancora una volta, non basta semplicemente confessare i nostri peccati. Pertanto, al termine di questa riflessione, diamo uno sguardo al termine ebraico che indica il verbo «peccare», cioè: ḥāṭā´.
Il termine ḥāṭā´, che è ovviamente un’espressione molto usata nel nostro Antico Testamento, significa letteralmente «fallire o perdere il raggiungere un obiettivo o un traguardo». Ad esempio, in Prov. 19:2: «chi si muove in fretta con i piedi perde la strada»; o in Giudici 20:16: «ognuno poteva lanciare una pietra contro un capello senza fallire». La frase sottolineata nella traduzione non rivela la parola specifica usata, ma nel testo ebraico si usa la stessa radice: ḥāṭā´. Pertanto, peccare equivale anche a fallire o deviare dal proprio obiettivo. Nel brano della Genesi che abbiamo appena visto: «Il peccato sta alla porta», è usata la stessa radice ḥāṭā´. Se quindi peccare, fallire nel raggiungere un obiettivo e perdere il traguardo, sono tutte definizioni della stessa parola, allora qual è il nostro scopo o obiettivo?
Non sia che, pur avendo compiuto nel corso della mia vita molte cose grandi e significative e avendo realizzato molti obiettivi, oppure pur essendo conosciuto da molti e conoscendo molte persone, alla fine sarà proprio a causa di qualcosa che ho considerato insignificante, qualcosa che non sono riuscito a vedere o a riconoscere in me stesso (cfr. Mt 7,3-5), che finirò per fallire come persona religiosa e come sacerdote. C’è qualcosa che devo cambiare in me stesso? «Dio colpirà in un modo senza precedenti».
In fine, lo scopo della vita umana è amare Dio e amare il prossimo (cfr. Mt 22,37-40). In questo senso, prende un significato più profondo il fatto che Gesù «è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, ma senza peccato» (Eb 4,15). Durante tutta la sua vita sulla terra fino alla sua morte sulla croce, Gesù non ha mai peccato; infatti non ha mai fallito nel raggiungere lo scopo di amare Dio – suo Padre – e di amare il suo prossimo – l’umanità. Questo è ciò che Dio desidera dall’uomo, e ciò è stato dimostrato da Gesù, quindi non è impossibile per l’uomo vivere senza peccato. Non c’è alcuna scusa, né il fatto che Gesù sia Dio, né il fatto che noi siamo solo esseri umani, deboli e fragili. Gesù, vero uomo, ha dimostrato che l’uomo può non peccare, e ci ha dato la forza per farlo: «Egli vi darà un altro Consolatore, perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14,16). Lo Spirito Santo è il nostro GPS e la forza che ci guida nel cammino. Sulla base di questa verità, il passo successivo dipende da noi stessi.
Che cosa significa, dunque, amare Dio come membro dei MSF? Che cosa significa amare il prossimo come se stessi come membro dei MSF? Non è necessario rispondere a queste domande, ma è bene ritornare e tenere a mente il messaggio della Madonna di La Salette citato sopra, che costituisce il punto di partenza per la conversione. Attraverso cose semplici e piccole, spesso considerate insignificanti nella mia vita quotidiana, sono forse irriverente, amante degli onori e dei piaceri, infedele, pur essendo un religioso, un sacerdote, un uomo di preghiera, un uomo di Dio, un uomo per gli altri, ecc.? (sentitevi liberi di aggiungere altri termini meravigliosi).
Capire che «peccare» è un fallimento o un passo sbagliato nel cammino di una persona verso la destinazione finale, ci impone quindi di fare šûb e di compiere la metanoia. Lo Spirito Santo ce lo ha già indicato (cfr. Gv 16,8), ma noi scegliamo diversamente; non ci rendiamo conto che in realtà ho fallito o ho sbagliato, non sono coerente e disciplinato con lo stile di vita che ho scelto, ma penso di stare bene, e comunque c’è il sacramento della riconciliazione. Mi è stato mostrato dove sono le mie debolezze e i miei errori, ma non ho cambiato nulla, o anzi ho creato una mia propria “strada”-“mentalità” dicendo che il cambiamento è una cosa mia e non c’è bisogno che gli altri lo sappiano e lo vedano. Non dimentichiamo quanto siano ampie, vaste e profonde le due dimensioni che abbiamo visto insieme: la conversione non è semplicemente una questione privata, ma si realizza sempre in comunione: «Portate frutti conformi alla conversione» (Mt 3,8) perché «dai loro frutti dunque li potrete riconoscere» (Mt 7,20).
Come membri di MSF, le domande «quando dovrei convertirmi» e «perché dovrei convertirmi» non sembrano più essere rilevanti per noi. La domanda su cui forse dovremmo riflettere di più è: cosa devo recuperare o cambiare nella mia vita, lungo il cammino di MSF? Siamo grati che, attraverso il messaggio della Madonna, Dio ci abbia mostrato le nostre debolezze; quindi, è urgente? Gesù ha detto: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!» (Mt 3,2), poiché «che vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso? (Lc 9,25). Quindi, è davvero urgente e necessario cambiare noi stessi mentre sappiamo che la fine è vicina? Sono davvero sulla strada giusta verso la meta, o questa strada giusta è solo una mia sensazione soggettiva?
Possa lo Spirito Santo guidarci e rafforzarci, possa la preghiera della nostra Madre Celeste aiutarci. Amen.
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