Riflessione per giugno 2026 - Maria invita alla preghiera

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Maria a La Salette ci invita alla preghiera - ecco la seconda riflessione (in diverse lingue) per il giorno di ritiro, preparata da P. Sóstenes Tavares Luna MSF della Provincia MSF in America Latina...

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Maria a La Salette ci invita alla preghiera

Nella prima riflessione di questa serie di meditazioni sulla spiritualità salettina, in vista delle commemorazioni del 180° anniversario dell'apparizione della Madonna sul Monte di La Salette, padre Marian Kolodziejczyk ha affrontato la dimensione del digiuno e come questo invito di Maria possa essere attualizzato e vissuto in una prospettiva contemporanea. Proseguendo il ciclo di riflessioni, approfondiremo l'invito alla preghiera che la Bella Signora rivolge a La Salette, quando, dialogando con i bambini, comunica loro un messaggio di riconciliazione.

Nello studio della spiritualità, intendiamo la manifestazione del sacro attraverso le apparizioni come "ierofania", termine greco che indica il Sacro che si rivela, ciò che il metodo scientifico non può comprendere appieno per fornire una spiegazione puramente razionale. Pertanto, la manifestazione spirituale di fronte al fenomeno delle "apparizioni" ci spinge a utilizzare la dimensione della fede, dell'esperienza religiosa, del fatto a cui essa rimanda e che comunica, producendo in modo positivo ciò che chiamiamo un evento spirituale e l'accettazione del prodigio, o la sua confutazione.

Mircea Eliade, nel suo libro Il Sacro e il Profano, ci spiega con grande lucidità che le "ierofanie" sono fenomeni religiosi che muovono le religioni e ne costituiscono il contenuto strutturale. L'apparizione di Maria a "La Salette" è, soprattutto, un'esperienza ierofanica che rivela e conferma la necessità di un cambiamento di vita e di comportamento; è un vero e proprio appello dal cielo all'umanità per la conversione, per la Metanoia, termine greco che indica un cambiamento di atteggiamento, una trasformazione interiore. Maria comunica ai bambini la sua preoccupazione per l'indifferenza delle persone nei confronti di Dio e delle questioni religiose.

Alla luce di questa osservazione e seguendo il dialogo tra la Bella Signora e i bambini, troviamo nella narrazione la seguente domanda di Maria ai veggenti: "Figli miei, pregate bene?". Questa frase sarà il punto di partenza per tutto ciò che svilupperemo come contenuto nella nostra riflessione.

1. La preghiera: un respiro dell'anima

Per parlare di preghiera, è necessario decostruire concetti o esperienze che possono condurci a una sorta di errata comprensione di cosa significhi pregare. Iniziamo quindi ricordando il respiro: respirare è qualcosa di reale che conferma che siamo vivi, che siamo esseri viventi. L'aria è uno dei quattro elementi ed è fondamentale per la vita, fornendo ossigeno (O₂) per la nostra respirazione e anidride carbonica (CO₂) per la fotosintesi delle piante. In tempi in cui la preoccupazione per l'ecologia e la vita umana è così urgente, osservare il respiro come un esercizio di concentrazione è un modo per prepararci al dialogo con Dio. Pertanto, ogni volta che ci prepariamo a pregare, concentriamoci su esercizi di respirazione profonda e cerchiamo di calmare il corpo, che spesso è agitato dalla frenesia della vita e dagli alti livelli di stress.

L'aria che entra nelle narici, passa attraverso i polmoni ed espira dalla bocca diventa il primo catalizzatore per una buona disposizione alla preghiera. Dobbiamo ossigenare la nostra preghiera! Il problema è che quasi mai abbiamo il tempo di fermarci, stare in silenzio, respirare e creare un'atmosfera propizia alla preghiera.

Se pregare significa conversare con Dio, possiamo confrontarci con il pensiero di Martin Buber, in "Io e Tu" (1923), un'opera filosofica che propone due forme fondamentali di relazione umana: Io-Tu (incontro autentico, dialogo, reciprocità) e Io-Esso (oggettivazione, utilitarismo). Buber sostiene che l'esistenza umana è definita dal modo in cui ci relazioniamo, proponendo l'incontro delle due volontà (dell'Io e del Tu) per l'armonia nell'integrazione personale e comunitaria. Il filosofo che più direttamente sviluppò il pensiero di Buber in dialogo con lui fu Franz Rosenzweig, seguito a ruota da Emmanuel Levinas. Vi pongo una sfida: cosa c'entra tutto questo con la preghiera?

Di fronte a questa realtà, continuiamo a chiederci: qual è la mia esperienza di dialogo con Dio? Di contemplazione dell'alterità? E di impegno nella cura della casa comune? Utilizzando l'espressione «casa comune», tipica del compianto Papa Francesco, la cura degli altri può diventare una forma attiva di preghiera, una testimonianza vigorosa dell'azione evangelica del Buon Samaritano (cfr. Lc 10,25-37). Sappiamo che per le persone religiose la realtà della preghiera può apparire come qualcosa di costitutivo della nostra identità o della nostra routine; perciò, possiamo facilmente trasformarla in qualcosa di meccanico o obbligatorio, svuotandola di ciò che la preghiera può veramente offrire e trasformarci.

2. Una parola è sufficiente

Quest'anno la famiglia francescana e la Chiesa celebrano l'ottocentesimo anniversario della Pasqua di Francesco d'Assisi. Il Serafico Padre dei Francescani aveva un modo di pregare molto particolare. Tra i molti racconti del rapporto di Francesco con i frati, si narra che una volta, mentre scendeva da Assisi verso Porziuncola con frate Leone, i due si accordarono per pregare in silenzio lungo il cammino, recitando quanti più Padre Nostro possibile. Quando frate Leone scorse la Chiesa di Santa Maria, cioè quando stavano arrivando a Porziuncola, esclamò a gran voce: "Padre Francesco, io ne ho già recitati 200, e tu quanti ne hai recitati?". Francesco sorrise e disse: «Leone, non riuscii a finire il primo Padre Nostro, perché quando dissi “Padre” e contemplai quest’erba, i ruscelli che ci seguivano, il canto degli uccelli, la libertà degli animali, la consistenza della terra, la solidità delle rocce, i colori dei fiori e la forza degli umili; tutto ciò mi lasciò in estasi di fronte alla grandezza di Dio e potei dire solo “Padre”». Forse questa piccola storia di spiritualità francescana è una luce, affinché possiamo qualificare la nostra preghiera e l’armonia che possiamo avere con Dio.

Per noi Missionari della Sacra Famiglia, San Giuseppe è una figura espressiva e profonda per la nostra spiritualità. Molte delle nostre case di formazione portano il nome del lavoratore di Nazareth. Tuttavia, nelle pagine delle Sacre Scritture non troviamo una sola parola di Giuseppe, un uomo che pregava in silenzio. Immaginiamo però la bellezza della preghiera recitata nella casa di Nazareth, dove Gesù ascoltava così spesso suo padre e sua madre cantare la Parola di Dio.

Padre Berthier, nel libro Le Sacerdoce (Il Sacerdozio) e nei suoi scritti sulla vita sacerdotale, ci ricorda la preghiera come fondamento della vita spirituale e del ministero del sacerdote. Pertanto, possiamo essere amministratori eccellenti, filosofi superbi, grandi pastori, profondi conoscitori del mondo digitale e teologi critici, ma se ci manca la leggerezza della preghiera e la fiducia che la nostra missione quotidiana sia sostenuta dall'assimilazione del nostro essere con Gesù, possiamo facilmente cadere nell'aridità spirituale, non trovare significato nel nostro lavoro e diventare semplici professionisti del sacro, privi di passione per Dio, il Regno e la missione.

3. Un'osservazione

A La Salette, la buona madre chiede ai figli se pregano bene, osservando che la gente aveva smesso di rispettare la domenica e non si riuniva più in famiglia per le pratiche spirituali. Oggi, lo stesso appello viene rivolto agli uomini e alle donne del nostro tempo: internet, i social network e la cybercultura assorbono e prosciugano le nostre energie. È interessante notare che, in molti percorsi terapeutici, la pratica della meditazione è orientata alla ricerca dell'equilibrio interiore.

Quanto tempo dedichiamo ogni giorno ad una buona meditazione? I Padri del deserto, nella loro preziosa eredità spirituale, ci hanno lasciato la tecnica della meditazione come processo di conoscenza di sé. Nella meditazione possiamo liberarci dai nostri rancori, possiamo riversare il rimedio del perdono sulle nostre ferite e guarirle, possiamo liberare le persone che abbiamo imprigionato dentro di noi, causa delle relazioni traumatiche che la vita, la famiglia e la comunità ci hanno imposto.

La meditazione all'interno del processo di preghiera non è uno svuotamento mentale; al contrario, è l'assunzione consapevole della nostra essenza di esseri umani. Si tratta di riempirci della grazia di Dio, che è in noi fin dal battesimo. Nella meditazione, possiamo rivisitare luoghi, situazioni, opere letterarie, musica ed eventi della nostra vita che necessitano di essere affrontati con sincerità e onestà, senza veli né maschere, rivelando la bellezza della consapevolezza di chi siamo e di come un Dio amorevole colmi il nostro vuoto esistenziale.

Un altro aspetto importante della preghiera è il pregare con la Chiesa. La Liturgia delle Ore, se ben preparata, ben cantata e ben partecipata, diventa un momento di incontro con gli altri e con tutta la Chiesa, che prega costantemente. Il ciclo delle ore assicura che, senza interruzione, da qualche parte nel mondo, qualcuno o qualche comunità stia pregando. Qui possiamo comprendere la famosa espressione latina “laus perennis”, che significa lode "perpetua" o "continua".

Si racconta di un'abbazia di monaci benedettini, dove l'abate era molto triste perché non riusciva a riunire la comunità per la preghiera e, quando si riunivano, i salmi e le preghiere venivano recitati in modo molto approssimativo. Notava la sonnolenza, o la fretta di terminare; i loro volti non si trasfiguravano più. L'abate há riflettuto a lungo su cosa avrebbe potuto fare per incoraggiare la comunità a pregare con entusiasmo e vigore.

Un giorno gli venne l'idea di invitare i monaci a pregare all'interno di una barca sul lago antistante il monastero. Erano entusiasti della novità, afferrarono i loro libri di preghiera e salirono a bordo della barca. Ma quando iniziarono a pregare, la melodia dei salmi sembrò così stancante che il loro fervore iniziale per l'imbarco si affievoliva non appena le preghiere ebbero inizio. Un piccolo dettaglio: nessuno nella comunità sapeva nuotare, tranne il portiere. Improvvisamente, si levò un forte vento, l'acqua si agitò e fece oscillare la barca in modo spaventoso; sembrava che stessero per affondare. Allora, il monaco più anziano gridò a gran voce, spaventato: "Fratelli, preghiamo sul serio, perché la barca sta per affondare e nessuno qui sa nuotare!".

Spesso ci sentiamo motivati a pregare solo quando attraversiamo situazioni estreme nella vita; in quei momenti, la preghiera sembra essere uno strumento efficace, o può motivarci, ma peggio ancora, possiamo arrivare ad una conclusione che la preghiera non há nussun significato per la persona. È questo "nulla" che il nichilismo produce in noi, spingendoci verso la frammentazione totale, verso l'avvento di un vivere per il gusto di vivere, senza uno scopo da realizzare. Come disse il filosofo italiano Gianni Vattimo: "Credo ancora nel credere?".

Dobbiamo coltivare il gusto per pregare gli uni per gli altri, per i nostri fratelli e sorelle nella comunità e per le realtà che noi e il mondo viviamo. Se ci lasciamo travolgere da quest'ondata di indifferenza propagata dalla mondanità che ci circonda, saremo soffocati e non riusciremo a far respirare le nostre anime.

Conclusione

La celebre frase di Edith Stein (Santa Teresa Benedetta della Croce) è: "Chi cerca la verità, cerca Dio, che lo sappia o no". Quest'idea riflette la sua conversione dall'ateismo al cattolicesimo, basata sulla convinzione che l'onesta ricerca della verità, attraverso la ragione, conduca inevitabilmente a Dio. Quante testimonianze di vita e di preghiera ci hanno lasciato i nostri antenati? Possiamo ricordare i nostri nonni, genitori, zii, parenti, amici e confratelli più anziani che ci hanno accolto nella Congregazione e sono stati per noi fonte di ispirazione. Le loro testimonianze semplici ma profondamente radicate, fondate su una teologia della vita quotidiana, hanno acceso la fiamma nei nostri cuori, affinché potessimo diventare religiosi, sacerdoti, esseri umani appassionati di Dio e della missione.

Padre Zezinho, sacerdote dehoniano, cantante, scrittore e catechista, conosciuto in Brasile da molte generazioni, ha una canzone che riassume il significato della preghiera: "I miracoli accadono quando preghiamo e preghiamo senza mai arrenderci, e la pace è uno di questi miracoli, il più bello che si possa desiderare. Migliaia di persone hanno trovato la risposta in un momento di preghiera. I miracoli accadono quando ci inginocchiamo con il cuore". Forse il frutto più grande di quest'anno, in cui riflettiamo sul 180° anniversario dell'apparizione della Madonna di La Salette, sarà quello di trovare la via della pace interiore, affinché la pratica del perdono sia una costante nelle nostre vite e nelle nostre comunità, e affinché l'Eucaristia sia il centro, l'apice, l'inizio e il fondamento della preghiera.

La Bella Signora che pianse e che attirò l'attenzione dei bambini nelle Alpi francesi vedrà che le sue lacrime non furono vane; irrigarono una montagna, per noi molto significativa, dove è piantato il nostro padre fondatore. Possa questa montagna e il messaggio di riconciliazione della Madonna portare nuova vita alle nostre comunità, a noi stessi, e possano i frutti bertheriani della formazione, della missione, dei giovani e della famiglia essere la certezza che il nostro carisma è vivo e attuale.

P. Sóstenes Luna, MSF
Commissione per la Formazione

P. Jean Baptiste Berthier MS

P. Jean Baptiste Berthier MS

(24.02.1846 - 16.10.1908) Fondatore della Congregazione dei Missionari della Sacra Famiglia

Santa Famiglia di Nazaret

Santa Famiglia di Nazaret

Modello di vita, scelto da P. Jean B. Berthier per i Missionari della Sacra Famiglia.