Indonesia: centenario della missione nell'Arcidiocesi di Samarinda

Notizie
Tipografia

Cento anni di missione nel cuore della foresta pluviale del Borneo indonesiano: con la solenne Messa di ringraziamento i centomila fedeli dell’arcidiocesi di Samarinda (nella parte orientale dell’isola del Borneo) hanno festeggiato i cento anni di presenza cattolica, da quando i primi missionari si stanziarono nella zona.

I pionieri furono tre frati Cappuccini che nel 1907 si stabilirono nel villaggio di Laham e iniziarono il loro apostolato con opere nel campo dell'istruzione e della sanità, registrando le prime conversioni di famiglie indigene e amministrando i primi battesimi.

La Concelebrazione Eucaristica – riferisce l’Agenzia “Fides” – è stata presieduta da Mons. Martinus Situmorang, Presidente della Conferenza Episcopale Indonesiana. Insieme con lui hanno concelebrato l’Arcivescovo Leopoldo Girelli, Nunzio Apostolico in Indonesia, l’Arcivescovo di Samarinda, Mons. Florentinus Sului Hajang Hau, e altri 15 Presuli giunti dalle altre diocesi del Borneo.

“I semi della fede piantati cento anni fa sono diventati alberi”, ha detto compiaciuto Mons. Situmorang, pur ricordando che molto c’è ancora da fare per evangelizzare compiutamente il territorio, e invitando la comunità locale a proseguire nel cammino “dell’amore e dell’unità”.

La Chiesa si dedica alla cura pastorale della popolazione dell’area, costituita dai Dayak, etnia autoctona del Borneo con credenze animiste: un popolo diviso in numerose tribù che vivono isolate nella foresta, con una vita basata sulla caccia e sull’agricoltura di sussistenza.

Il Borneo (in lingua indonesiana “Kalimantan”, che significa “fiume di diamanti” è la regione più vasta dell’Indonesia (549.032 Kmq con oltre 10 milioni di abitanti), divisa in quattro settori: centrale, meridionale, occidentale e orientale). I trasporti sono fluviali e nei villaggi non vi sono telefoni e linee elettriche.

Il Kalimantan, attraversato negli anni scorsi da scontri interetnici e proteste antigovernative, è stato causa di instabilità per il paese. Qui la Chiesa sta crescendo, con almeno 15mila catecumeni ogni anno fra la popolazione indigena, e ha raggiunto nel complesso circa un milione di fedeli. L’evangelizzazione resta comunque molto difficile, fatta quasi unicamente attraverso i contatti personali.

Catechisti e missionari visitano i villaggi e parlano con i capi tribù, annunciano il messaggio di Cristo. La Chiesa è molto impegnata nel sociale, nel settore educativo e della formazione professionale.

(Fonte:L'Osservatore Romano, Lunedi-Martedi, 30-31 Luglio 2007)

Più Letti